Succede poi che un giorno muore qualcuno a cui tenevi. E tu non te l'aspettavi.
E allora pensi che forse la morte non è solo una cosa che capita nei film. La morte è anche vicina a te.
Forse io non me n'ero mai accorta perché sono un pò distratta, ma ha dovuto proprio toccarmi da vicino per capire che anche le persone a cui voglio bene hanno una specie di "data di scadenza". Però questa non è segnalata da nessuna parte. Non siamo yogourt in effetti. Uno yogurt sai che un giorno è commestibile e l'altro ti provocherà solo il cagotto. E allora, per evitare di passare una giornata con i crampi, cosa si fa? Si mangia prima che scada.
Ma se una persona non ha nessuna segnalazione di scadenza come si fa? Come faccio a sapere che chi vorrei avere accanto ancora per molto tempo, forse non ci arriverà?
E allora ho iniziato a pensare che ci sono persone che voglio che vivano tantissimo. Almeno per condividere con me dei passi importanti, che prima o poi compirò nella mia vita. E se anche non li compirò, vorrei pterci contare anche nell'incertezza.
Io voglio che mio padre mi accompagni all'altare.
Io voglio che mia madre sia la nonna che sua madre non è mai potuta essere con me.
Io voglio che il mio cane giochi con i miei figli, perchè lui ama i mocciosetti.
Io voglio che le mie amiche possano raccontarmi dei loro problemi con i mariti, per riderci su davanti ad un bicchiere di vino, prima, e sedute su una panchina, poi.
Io voglio che il mio fidanzato diventi rugoso e io possa farglielo pesare.
Ad oggi non so se queste cose capiteranno, perchè non sto programmando niente di tutto questo.
Però voglio poterci contare.
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martedì 20 settembre 2011
Viva forever
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martedì 16 agosto 2011
Father and son
Non sono capace di affrontare le situazioni, io.
Agosto è una gran figata, ma quando ti dicono che tuo padre ha un cancro diventa tutto un po' meno figo. E se la prima cosa che riesci a dire è "Ma quindi adesso diventerai pelato?", allora sei proprio tu che non sei figa per niente.
Ho vissuto il tutto - camere d'ospedale, sale d'attesa, operazioni, attese degli esiti, cateteri e dimissioni - come se non stesse davvero succedendo a me.
Io, che sono sempre stata pessimista su tutto, in quella situazione non riuscivo a vedere il nero che tutti vedevano.
Non sono stata vicina nè a mia madre, nè a mio padre. In verità non sono stata vicina nemmeno a me stessa. Io c'ero, poco e distante.
E riesco a capire solo adesso, dopo due anni da quella sera in cui io stavo uscendo e loro, arrivando al mare, mi hanno fermata dicendomi "C'è qualcosa, è piccolo, ma c'è..", che riesco forse a realizzare.
E solo perché ho iniziato, per caso, a leggere un sito (questo), e mi dispiace non aver capito quando c'era da capire.
Ognuno reagisce a modo proprio, con i propri tempi e non c'è una regola generale. E io di solito reagisco di merda.
Ma solo ora capisco mia madre, la sua paura, e apprezzo anche la sua forza, che non credevo avesse, ma che invece ha tirato fuori.
E solo adesso capisco e apprezzo davvero la sua presenza alla mia Laurea, gli sforzi per organizzarmi una festa come volevo io e come pensavo mi fosse dovuta. Felice di aver potuto dire ad entrambi i miei genitori che me ne vado di casa.
Felice e consapevole.
Forse un po' in ritardo. E (forse) una cosa che rimarrà sempre e solo qui, perché, a meno che non la trovi per caso, io mai glielo farò leggere e mai sarò capace di dirlo.
Ecco.
Scusa.
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venerdì 15 luglio 2011
Luci a San Siro
...Milano mia portami via, fa tanto freddo,
ho schifo e non ne posso più,
facciamo un cambio prenditi pure
quel po' di soldi quel po' di celebrità
ma dammi indietro la mia seicento,
i miei vent'anni e una ragazza che tu sai
Milano scusa stavo scherzando,
luci a San Siro non ne accenderanno più...
Ho sempre visto mia madre commuoversi con questa canzone, soprattutto con questa strofa. E non avevo mai capito il perchè. E vedere mia madre piangere è una delle cose puù comuni, ma che al contempo mi fanno ribollire il sangue. Non mi piace vedere la debolezza negli altri. Perchè nella mia testa, la debolezza si deve nascondere. Io la celo sotto una bella faccia da culo, due battute acide e tanto mal di stomaco.
Ho sempre avuto un carattere di merda.
E questo potrebbe esserne un esempio.
Sono assoluta. O bianco o nero. Vivo o morto. "Meglio che uno muoia, piuttosto che ti lasci.", ho sempre sostenuto. Radciale.
Ora però inizio a capire anche mia madre. E questo un pò mi spaventa.
Finalmente ora capisco anch'io.
ho schifo e non ne posso più,
facciamo un cambio prenditi pure
quel po' di soldi quel po' di celebrità
ma dammi indietro la mia seicento,
i miei vent'anni e una ragazza che tu sai
Milano scusa stavo scherzando,
luci a San Siro non ne accenderanno più...
Ho sempre visto mia madre commuoversi con questa canzone, soprattutto con questa strofa. E non avevo mai capito il perchè. E vedere mia madre piangere è una delle cose puù comuni, ma che al contempo mi fanno ribollire il sangue. Non mi piace vedere la debolezza negli altri. Perchè nella mia testa, la debolezza si deve nascondere. Io la celo sotto una bella faccia da culo, due battute acide e tanto mal di stomaco.
Ho sempre avuto un carattere di merda.
E questo potrebbe esserne un esempio.
Sono assoluta. O bianco o nero. Vivo o morto. "Meglio che uno muoia, piuttosto che ti lasci.", ho sempre sostenuto. Radciale.
Ora però inizio a capire anche mia madre. E questo un pò mi spaventa.
Finalmente ora capisco anch'io.
mercoledì 8 giugno 2011
Here comes the sun
Mi piace pensare di essere "dark and twisty" come Meredith Grey. Mi piace pensare di essere una quelle persone fredde e stronze. Mi piace pensare di essere sfuggente e misteriosa. Mi piace pensare di lasciare un alone di fascino dietro di me. Mi piace pensare di saper esprimere con le parole tutto il mondo che ho all'interno. Invece io sono sempre stata tutto tranne che così. Non ho misteri, mi si legge tutto in faccia. Non sono affascinante, ma sono simpatica e piaccio per questo, non perchè intrigo. Non sono neanche dark, anche se per qualche periodo della mia vita mi sono vestita solo di nero, mi sono colorata i capelli di nero e mi truccavo solo di nero.
Sono sempre stata una persona "solare".
E io odio questo aggettivo.
giovedì 28 aprile 2011
Senza averti qui
Io. Che a quindici anni prendevo in giro le mie amiche fidanzate perchè erano troppo legate alla loro vita di coppia. Che a diociotto anni non avrei mai rinunciato a viaggiare per colpa di di un'altra persona. Che a vent'anni ero sicura che non avrei mai e poi mai rinunciato alla mia libertà.
Io. Che a ventun'anni ha stravolto la mia intera vita per una storia. Malata, assurda, allucinante, ma una storia in cui un pò ci credevo.
Io. Che finita quella storia non riuscivo a vedere una luce in fondo a quel tunnel.
Io. Che adesso faccio il conto alla rovescia per il ritorno della persona che l'ha fatta rinascere. Che ogni sera mi addormento felice del fatto che un altro giorno senza di TE sta finendo. Che aspetto il TUO squillo per sapere che stai bene. Che cerco di far vincere la rabbia sulla tristezza, perchè almeno affronto meglio la situazione. Che ho paura di non mancarti abbastanza. Che non vedo l'ora che torni.
Senza averti qui fa proprio schifo.
Io. Che a ventun'anni ha stravolto la mia intera vita per una storia. Malata, assurda, allucinante, ma una storia in cui un pò ci credevo.
Io. Che finita quella storia non riuscivo a vedere una luce in fondo a quel tunnel.
Io. Che adesso faccio il conto alla rovescia per il ritorno della persona che l'ha fatta rinascere. Che ogni sera mi addormento felice del fatto che un altro giorno senza di TE sta finendo. Che aspetto il TUO squillo per sapere che stai bene. Che cerco di far vincere la rabbia sulla tristezza, perchè almeno affronto meglio la situazione. Che ho paura di non mancarti abbastanza. Che non vedo l'ora che torni.
Senza averti qui fa proprio schifo.
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martedì 12 aprile 2011
Don't look back in anger
Passato (definizione): Tempo trascorso o ciò che in esso è accaduto.
E un giorno realizzi di avere un passato. Una storia da raccontare anche tu. Che hai vissuto esperienze belle e hai anche commesso errori. Ma almeno la tua vita non è un'enorme pagina bianca. Almeno hai qualcosa da dire. Qualcosa da condividere. Condividere con chi vuoi tu. Solo con chi vuoi tu.
Cosa raccontare e chi svelare i minimi particolari..bhè, questo è una scelta personale.
C'è chi non ha filtri e dice tutto a tutti. Chi invece aspetta una certa confidenza prima di sbilanciarsi.
Il passato può essere un bel ricordo, uno di quelli che ti fa sorridere. Oppure può rabbuiarti il volto.
Può essere bello da condividere. Ci puoi ridere insieme. Oppure può farti male. Ma male davvero. A raccontarlo, ma anche ad ascoltarlo.
E' vero. Il passato è passato. Non esiste più. Ma è esistito. C'è stato.
E a volte si rimpiange quel che c'è stato. A volte si ricorda con affetto quel che c'è stato, ma non c'è più adesso. E se poi si tornasse a cercare quel che non c'è più?
Ci sono persone poi capaci di essere gelose di quello che qualcun'altro ha potuto vivere senza di loro. Ed è una brutta, bruttissima sensazione. Perchè sai che quel qualcun'altro in quei momenti era felice. Felice anche senza di te. Senza di te, che neanche sapeva che esistevi.
Ed è un circolo vizioso. Perchè non puoi essere geloso di qualcosa che nemmeno sapevi che potesse esistere. Ma poi, irrazionalmente, lo sei. E allora capisci che non sei geloso solo del passato, ma sei geloso del presente e anche del futuro di quell'altra persona che ti sta raccontando qualcosa di sè. E diventi geloso di una maglietta, di un biglietto e perfino di una canzone. Perchè vorresti che tutto di quella persona sia anche un pò tuo.
Poi realizzi che anche tu hai un passato. Un passato di cui l'altro non faceva parte. Che anche tu hai vissuto. Anche tu hai avuto magliette, biglietti e canzoni.
E che se ora tutte quelle cose fanno parte del passato vuol dire che un motivo c'è. Che quel passato in qualche modo ti ha portato al presente dell'altro. E forse dovresti essere solo felice di aver avuto quel passato, perchè ora sei qui.
E un giorno realizzi di avere un passato. Una storia da raccontare anche tu. Che hai vissuto esperienze belle e hai anche commesso errori. Ma almeno la tua vita non è un'enorme pagina bianca. Almeno hai qualcosa da dire. Qualcosa da condividere. Condividere con chi vuoi tu. Solo con chi vuoi tu.
Cosa raccontare e chi svelare i minimi particolari..bhè, questo è una scelta personale.
C'è chi non ha filtri e dice tutto a tutti. Chi invece aspetta una certa confidenza prima di sbilanciarsi.
Il passato può essere un bel ricordo, uno di quelli che ti fa sorridere. Oppure può rabbuiarti il volto.
Può essere bello da condividere. Ci puoi ridere insieme. Oppure può farti male. Ma male davvero. A raccontarlo, ma anche ad ascoltarlo.
E' vero. Il passato è passato. Non esiste più. Ma è esistito. C'è stato.
E a volte si rimpiange quel che c'è stato. A volte si ricorda con affetto quel che c'è stato, ma non c'è più adesso. E se poi si tornasse a cercare quel che non c'è più?
Ci sono persone poi capaci di essere gelose di quello che qualcun'altro ha potuto vivere senza di loro. Ed è una brutta, bruttissima sensazione. Perchè sai che quel qualcun'altro in quei momenti era felice. Felice anche senza di te. Senza di te, che neanche sapeva che esistevi.
Ed è un circolo vizioso. Perchè non puoi essere geloso di qualcosa che nemmeno sapevi che potesse esistere. Ma poi, irrazionalmente, lo sei. E allora capisci che non sei geloso solo del passato, ma sei geloso del presente e anche del futuro di quell'altra persona che ti sta raccontando qualcosa di sè. E diventi geloso di una maglietta, di un biglietto e perfino di una canzone. Perchè vorresti che tutto di quella persona sia anche un pò tuo.
Poi realizzi che anche tu hai un passato. Un passato di cui l'altro non faceva parte. Che anche tu hai vissuto. Anche tu hai avuto magliette, biglietti e canzoni.
E che se ora tutte quelle cose fanno parte del passato vuol dire che un motivo c'è. Che quel passato in qualche modo ti ha portato al presente dell'altro. E forse dovresti essere solo felice di aver avuto quel passato, perchè ora sei qui.
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lunedì 28 febbraio 2011
I think I'm paranoid
Stasera in piscina ho passato dieci minuti di delirio. La piscina mi ha sempre fatto questo effetto, non so perchè. Pedalavo, pedalavo sulla mia hydrobike e la mente volava. E io mi sono trovata ad avere il battito accelerato, il respiro pesante, mal di stomaco e le lacrime agli occhi. Esistono questi momenti in cui mi sento pazza. Pazza perchè ho delle paure infondate. Pazza perchè nessuno al mondo può avere certezze reali. Pazza perchè è inutile che io mi ammazzi di seghe mentali, tanto quel che sarà, sarà. Ma ci sono quei momenti in cui sento proprio quella sensazione che mi sale dallo stomaco e arriva su fino in gola e si blocca lì per qualche minuto, finchè non sento gli occhi che vogliono piangere. E sono paranoica, lo so. Io in questo momento della mia vita ho tutto. Tutto quello che ho sempre voluto. Lavoro. Amore. Tranquillità. Bene, ora ce l'ho. E allora, perchè arrivano quei momenti? La risposta è che non so vivere serenamente. Le componenti poi sono molteplici. Paura. Gelosia. Paranoia. Insicurezza. Mischiamo. Shackeriamo il tutto. Ed esco io. Con le mie duemila seghe mentali. Con i miei attacchi d'ansia. Ammettiamolo, neanche un mese fa, nell'ultimo post, credevo di crescere. Ma in certe cose rimango sempre la solita me.
venerdì 4 febbraio 2011
Never be the same again
Qui si cresce. O per lo meno ci si prova. Lunedì si inizia con una nuova esperienza. Il LAVORO.
Una cosa "da grandi". Una cosa che avevo sempre guardato da lontano e con una certa diffidenza, ma che ultimamente volevo con tutte le mie forze. E finalmente c'è.
Le reazioni sono state le seguenti: gioia, felicità, senso di realizzazione, ansia da prestazione, paura, terrore. Adesso siamo ancora fermi all'ultima. E' strano. Si sta insinuando in me quella sensazione che avevo provato anche a pochi giorni prima della Laurea, l'anno scorso. C'è la consapevolezza di avere raggiunto un obiettivo, quindi sono fiera di me; ma allo stesso tempo c'è il timore di non farcela. La mia vecchia amica "sfiducia in me stessa" mi fa ciao con la manina.
Però stiamo diventando grandi e quindi bisogna saper superare anche questo. E quindi sto crescendo. Credo e spero. Poi ci sono piccolo regressioni. E poi ci sono situazioni che io proprio non so affrontare in maniera matura.
Si dice che crescendo si iniziano a vedere le sfumature, che se nella gioventù è tutto o bianco o nero, con la matirità si inizia ad intravedere il grigio. A me il grigio non piace. Ho solo un maglione grigio e un paio di ballerine grigie. Questa è la riprova che a me il grigio non piace. Io sono ancora per il bianco o il nero. Quindi non mi sorprendo che certe cose io non riesca ad affrontarle come il manuale della brava-ragazza-che-ha-superato-i-venticinque-dovrebbe-comportarsi. Forse riesco a vedere il bianco sporco e il nero opaco, ma al grigio non ci sono ancora arrivata.
Sforzandomi posso forse arrivare al rosso sangue.
Una cosa "da grandi". Una cosa che avevo sempre guardato da lontano e con una certa diffidenza, ma che ultimamente volevo con tutte le mie forze. E finalmente c'è.
Le reazioni sono state le seguenti: gioia, felicità, senso di realizzazione, ansia da prestazione, paura, terrore. Adesso siamo ancora fermi all'ultima. E' strano. Si sta insinuando in me quella sensazione che avevo provato anche a pochi giorni prima della Laurea, l'anno scorso. C'è la consapevolezza di avere raggiunto un obiettivo, quindi sono fiera di me; ma allo stesso tempo c'è il timore di non farcela. La mia vecchia amica "sfiducia in me stessa" mi fa ciao con la manina.
Però stiamo diventando grandi e quindi bisogna saper superare anche questo. E quindi sto crescendo. Credo e spero. Poi ci sono piccolo regressioni. E poi ci sono situazioni che io proprio non so affrontare in maniera matura.
Si dice che crescendo si iniziano a vedere le sfumature, che se nella gioventù è tutto o bianco o nero, con la matirità si inizia ad intravedere il grigio. A me il grigio non piace. Ho solo un maglione grigio e un paio di ballerine grigie. Questa è la riprova che a me il grigio non piace. Io sono ancora per il bianco o il nero. Quindi non mi sorprendo che certe cose io non riesca ad affrontarle come il manuale della brava-ragazza-che-ha-superato-i-venticinque-dovrebbe-comportarsi. Forse riesco a vedere il bianco sporco e il nero opaco, ma al grigio non ci sono ancora arrivata.
Sforzandomi posso forse arrivare al rosso sangue.
mercoledì 2 febbraio 2011
Wannabe
Voglio diventare più sicura. Voglio essere più sicura.
Voglio essere capace di fregarmene di certe cose.
Voglio non avere timore di non farcela.
Voglio non avere timore che da un momento all'altro possa finire.
Voglio credere di più nelle mie potenzialità.
Voglio che questo periodo non finisca mai.
Voglio diventare indipendente.
Voglio continuare a sorridere.
Voglio pensare di poter essere in grado. E crederci. Voglio che la gente mi capisca.
Voglio dimagrire.
Voglio anche una borsa di Vuitton. (#ecco)
Voglio semplicemente essere me. Felice.
Voglio essere capace di fregarmene di certe cose.
Voglio non avere timore di non farcela.
Voglio non avere timore che da un momento all'altro possa finire.
Voglio credere di più nelle mie potenzialità.
Voglio che questo periodo non finisca mai.
Voglio diventare indipendente.
Voglio continuare a sorridere.
Voglio pensare di poter essere in grado. E crederci. Voglio che la gente mi capisca.
Voglio dimagrire.
Voglio anche una borsa di Vuitton. (#ecco)
Voglio semplicemente essere me. Felice.
mercoledì 26 gennaio 2011
Voglio molto di più
C'è una cosa che voglio. Ed è una cosa che non avrei mai pensato di volere.
Voglio uno lavoro, grazie.
Voglio alzarmi la mattina imprecando perchè è troppo presto, voglio avere l'ansia da lunedì e voglio arrivare al venerdì soddisfatta e contenta.
Invece per adesso che sia lunedì, mercoledì o sabato poco mi cambia. Io sono anche la persona più pigra e oziosa del mondo e quindi già so che quando un giorno lavorerò, rimpiangerò questi giorni. Ma adesso voglio un lavoro.
Voglio che la smettano di chiedermi quali esperienze lavorative ho alle spalle. Voglio che la smettano di guardarmi e trattarmi come se mi facessero un favore concendendomi un colloquio, caso mai ci stiamo facendo un favore a vicenda. Voglio un lavoro insomma.
Voglio non essere più sconfortata, perchè infondo è quello che provo.
E soprattutto voglio poter rispondere a certe domande che mi sono state poste ultimamente. Voglio poter rispondere con cognizione di causa.
E voglio poter pensare al mio futuro con un pò più di stabilità, piuttosto che facendo i conti su cosa posso e non posso fare nelle prossime due settimane.
Ci sono domande che mi mettono ansia. E non tanto per la domanda in sè, perchè infondo sono domande a cui non si può dare una risposta certa e definitiva. Ma voglio almeno poter pensare concretamente a cosa potrà essere il mio futuro.
Perchè io ho paura del futuro, è vero, ma è altrettanto vero che mi piacerebbe iniziare a costruirlo in maniera concreta e vera.
Voglio un lavoro, ecco.
Voglio uno lavoro, grazie.
Voglio alzarmi la mattina imprecando perchè è troppo presto, voglio avere l'ansia da lunedì e voglio arrivare al venerdì soddisfatta e contenta.
Invece per adesso che sia lunedì, mercoledì o sabato poco mi cambia. Io sono anche la persona più pigra e oziosa del mondo e quindi già so che quando un giorno lavorerò, rimpiangerò questi giorni. Ma adesso voglio un lavoro.
Voglio che la smettano di chiedermi quali esperienze lavorative ho alle spalle. Voglio che la smettano di guardarmi e trattarmi come se mi facessero un favore concendendomi un colloquio, caso mai ci stiamo facendo un favore a vicenda. Voglio un lavoro insomma.
Voglio non essere più sconfortata, perchè infondo è quello che provo.
E soprattutto voglio poter rispondere a certe domande che mi sono state poste ultimamente. Voglio poter rispondere con cognizione di causa.
E voglio poter pensare al mio futuro con un pò più di stabilità, piuttosto che facendo i conti su cosa posso e non posso fare nelle prossime due settimane.
Ci sono domande che mi mettono ansia. E non tanto per la domanda in sè, perchè infondo sono domande a cui non si può dare una risposta certa e definitiva. Ma voglio almeno poter pensare concretamente a cosa potrà essere il mio futuro.
Perchè io ho paura del futuro, è vero, ma è altrettanto vero che mi piacerebbe iniziare a costruirlo in maniera concreta e vera.
Voglio un lavoro, ecco.
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